Per arrivare allo “spirit” delle uve bisogna distillare le vinacce. Grappa Montanaro dal 1885…. Chi ha inventato la grappa? Un popolo: gli Italiani! La grappa, in quanto acquavite, è stata concepita nell’ambito degli studi della Scuola Salernitana che, intorno all’anno Mille, codificò le regole della concentrazione dell’alcol attraverso la distillazione e ne prescrisse l’impiego per svariate patologie umane garantendo ai distillati un imperituro successo. Le vinacce, materia prima alcoligena povera (contengono i due terzi di alcol in meno del vino) ma molto diffusa, furono immediatamente prese in considerazione e, della loro acquavite, si parla già nel 1400. Le prime testimonianze dello studio sulla distillazione delle vinacce risalgono però al 1600 e sono dovute ai Gesuiti, tra i quali va ricordato il bresciano Francesco Terzi Lana. Fino agli inizi del XIX secolo non vi è però una distinzione tecnologica netta tra i distillati alcolici, poi l’Italia della grappa scelse una propria strada che portò alla creazione di una bevanda con caratteristiche uniche e irripetibili.

Come si fa la Grappa Montanaro?

  • Una volta scelte le vinacce si procede a separare ogni gruppo per monovitigno, per poi distillarle separatamente.
  • Ogni alambicco è caricato con 300 chili di vinacce (che faranno da 15 a 30 litri di grappa, secondo la resa).
  • In ogni alambicco, viene immesso del vapore a bassissima pressione.
  • Ogni 50/60 minuti circa si controlla la temperatura manualmente, per poi aprire le valvole che scaricano le flemme nella colonna di distillazione.
  • Nella colonna di ditillazione avviene l’ulteriore separazione di acqua ed alcool. Si ottiene così un prodotto a 78°/81° alcoolici, che ha mantenuto i profumi ed i gusti tipici di una distillazione “discontinua” ed estremamente artigianale.